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Dalla paura all'amicizia PDF Stampa E-mail

Tratto da: Humaniversity Newsletter Ottobre 2007

Dalla paura all’amicizia

Intervista di Chandrika a Veeresh, Settembre 2007

Cosa crea la paura dentro di noi?

Tu sei nato con un’emozione chiamata paura. Senza la paura potresti essere in pericolo e farti del male. Se tu lanci un neonato per aria lui curva la schiena perché ha paura. I genitori ti insegnano ad avere paura. La paura è innata e acquisita.

Mi piace anche il punto di vista della psicologia evoluzionista che dice che l’evoluzione è basata sul movimento dell’energia sessuale e sulla creazione di più esseri umani. Se non ci fosse la paura, ciò metterebbe in pericolo questa evoluzione. Senza la paura non credo che l’uomo sopravviverebbe.

Quindi la paura è un meccanismo di allarme?

E’ come camminare al buio dove non sei mai stato prima; non sei sicuro se inciamperai e cadrai, e l’emozione che ti attanaglia è: “Stai attento”. Rifiuto, punizione, disastro, dolore – la paura anticipa tutte queste, sia che siano reali, sia che non lo siano.

Vedo che le persone restano spesso bloccate dalla paura…

Un bambino gioca con un cane; il cane sta mangiando e lo morde. Il bambino interpreta questo come un’aggressione da parte del cane e in seguito, ogni volta che vede un cane ha paura e anche il cane si impaurisce. Una volta diventato un uomo adulto il bambino penserà che ogni cane che incontra lo voglia mordere; lui sta portando con sé la sua esperienza passata. Lui sta mutilando la sua vita, sta rivivendo una memoria; lui non sta vivendo il presente, la realtà. Deve imparare a osservare il cane e dire “Hey ascolta, non devi aver paura di me o mordermi – diventiamo amici!”

Come lavori con la paura nella terapia?

Noi insegniamo alle persone a smettere di dire “ho paura” e incominciare a chiedere “di cos’è che ho paura?”. Solitamente scoprono che gran parte della paura risale a molto tempo prima e non c’entra con la realtà del presente. La paura è solo un modo per evitare cosa c’è più in profondità. E’ dolore? E’ questo ciò di cui hai veramente paura? Bene, allora vai al dolore – smettila di girarci intorno. La paura è un meccanismo di difesa per evitare la tua paura. E’ l’anticipazione del dolore.

Lavorando in profondità con le persone ho visto che le paure si possono classificare in tre categorie: paura di impazzire, paura dell’orgasmo e paura della morte. Sono sicuro che ci siano altre categorie.

Noi portiamo le persone ad andare più vicino possibile a ciò di cui hanno paura; creiamo situazioni che toccheranno il sentimento primordiale, ossia che le persone vogliano ferirci. Poi incoraggiamo le persone ad esprimerli, ad essere emozionalmente coinvolti e a lasciarli andare.

Cosa hai imparato da Osho riguardo alle paure?

Ho imparato le tre paure di cui abbiamo parlato prima, ad esempio la paura dell’orgasmo. Donne e uomini sono stati deprivati dell’orgasmo per secoli; sono stati condizionati a credere che non abbiano il diritto di sperimentare i loro corpi come vogliono. Quando lavoriamo terapeuticamente con le persone dobbiamo riconoscere questo così possiamo aiutarli ad essere orgasmici.

Come lavoro con la paura dell’orgasmo? Se tu hai subito abusi quando eri piccolo, ciò non significa che tu stai subendo abusi ora. E’ una scelta- puoi affrontarla o puoi essere mutilato dalla tua esperienza passata. Do alle persone lo spazio per sperimentare quella paura in un modo sicuro e vedere che non sta accadendo in questo momento. Se le persone non ne parlano, pensano che sia reale. Do loro lo spazio per aprirsi ed esprimerlo. E’ una scelta.

La paura può paralizzarti. La paura può renderti così piccolo che non osi essere te stesso. La paura può mostrarti che hai bisogno di prendere coraggio e andare oltre.

Tu hai un’energia – tu respiri dentro e fuori, se smetti di respirare tu sei morto. Questa forza energetica si traduce in sentimenti ed emozioni. Se tu sei impaurito, puoi cambiare questa energia esprimendola e non fuggendo via. Tu puoi muoverti verso di essa e affrontarla, puoi vedere cos’è la paura e sperimentare il dolore. Così puoi finalmente ottenere ciò che vuoi ed essere chi sei.

Vedo persone nei gruppi che dicono: “Ho paura”.

Io dico: “Di cosa?”.

“Di entrare in contatto con le persone” – senza aggiungere altro.

“Cosa succede se tu entri in contatto con le persone?”

“Oh, mi rifiuteranno”.

“Sei sicuro di questo? Tu non sei entrato in contatto con le persone. Come lo sai che loro ti respingeranno? E’ tutto nella tua mente. Vai da qualcuno e digli “Ho paura di entrare in contatto con te e vedi cosa succede”. Allora la paura cambia in eccitazione e insegnamento.

Quindi il tuo lavoro,come terapista, è quello di incoraggiare le persone ad andare più i profondità così che possano realizzarsi?

Hanno bisogno di sentire il loro dolore. Per questo possediamo metodi e tecniche per oltrepassare la mente. Ognuno è ad un livello differente. Qualcuno ha bisogno di gridare e io lo incoraggio. Dopo di questo una persona può dire: “l’ho sperimentato, so cos’è”. E poi noi gli diciamo: “cosa ti manca ora?” questo è il momento in cui raggiungiamo la fonte.

Ho apprezzato l’ultima settimana del gruppo estivo, il WOW. Dopo tre settimane di intenso rilascio di emozioni e processi di interazione sociale abbiamo annunciato ai partecipanti il seguente compito: “vogliamo che voi siate Buddha. Ma prima dovete agire come se foste una cosa sola e la chiave per essere come Buddha è: buoni pensieri, buone parole, buone azioni”.

Molti cuori si sono sciolti ed è stato bellissimo. I partecipanti non avevano più paura, hanno scelto di trasformare quell’ energia in eccitazione e dirigerla in un modo positivo- e ha funzionato. Dalla paura all’amicizia, questo è il nostro lavoro.

Quando lavori con le persone osservi anche che loro hanno paura di essere buoni?

Spesso le persone usano la paura per evitare di essere ciò che sono. Credo che ciò che si nasconde è l’accettazione che noi siamo esseri orgasmici, con una sessualità poliedrica. Questa è la nostra natura, e la nostra direzione nella vita è di esprimere questa forza creativa d’amore che abbiamo. La grossa paura è accettare che siamo buone persone.

Perché è così difficile?

Le persone imparano la paura dalle altre e la interiorizzano. Invece di esprimere la loro forza creativa e amorevole, entrano in un meccanismo di sopravvivenza, di paura.

Forse è anche perché noi non saremmo più disposti a farci manipolare dagli altri; vorremmo essere unici e vivere la nostra vita.

Ciò che hai detto mi piace, mi sembra di sentire Osho. La vedo come: “fai le tue cose, sii felice. Questa è la tua vita – vivila, celebrala, festeggiala”. Qualche volta le persone hanno bisogno che noi le spingiamo attraverso una calistenia spirituale, fisica ed emotiva e che diciamo loro di andare oltre la paura, di rompere il gioco, e che c’è di più nella vita.

Hai mai visto una persona senza paura?

No, ma ho visto una persona nella mia vita che agiva senza paura in tutte le situazioni in cui lo osservavo, era Osho. Mi sono ricordato di lui quando arrivò in America e concedeva interviste sui giornali. Lui provocava, sfidava. Come americano io avevo paura. Pensavo: “Sei in America, fai attenzione”. Lui non sembrava preoccuparsi delle conseguenze anche se sono sicuro che le conoscesse. Ma questa era la sua posizione. Ci è voluto molto coraggio e questa è una delle cose che ho sempre ammirato di Osho: lui non esitava mai ad esprimere la sua verità.

Il tuo nome, Veeresh significa: “estasi dietro alla paura”. Cosa hai appreso da Osho, da quando lui ti diede questo nome?

Quando diventai Sannyasin realizzai che avevo avuto paura per tutta la mia vita. Osho mi diede il coraggio di dire: “Veeresh, il gioco è finito! Devo accettare che sono un’amabile essere umano”. Così ho abbandonato le paranoie tipo: “sono un drogato” o “ho una personalità disfunzionale”.

Una volta, prima che lasciasse il corpo, Osho si mise a sedere sul letto e disse al dottore: “Veeresh è un brav’uomo” poi tornò a dormire. Osho mi portò ad accettare che sono una brava persona nel mio cuore e voglio fare bene. Molte volte ciò mi ha dato la spinta ad essere coraggioso e dire “lo farò in ogni caso”. Sono andato oltre il gioco della paura. Più invecchio, più divento responsabile. Quindi la mia paura si è trasformata in responsabilità.

Qual è la tua paura più grande adesso e come ti stai rapportando ad essa?

Quello che ho lasciato nella mia vita è la paura a priori. La morte di amici ti rende consapevole della tua e del fatto che non vivremo per sempre. Quando morirò vorrei avere il coraggio di essere consapevole; per farlo ho predisposto degli accorgimenti di cui avrò bisogno. La mia rassicurazione è: “se all’ultimo momento mi vien paura – va bene”. La mia rassicurazione successiva è: “chiederò ai miei amici di aiutarmi ad essere consapevole nell’ultimo istante”. Così adesso non è più una paura, ci ho lavorato.

Quando accendi la televisione tutto parla di paura. Dobbiamo aver paura del futuro?

Diciamo che ‘preoccupazione’ è un termine migliore rispetto a ‘paura’. Dobbiamo preoccuparci del futuro dei nostri figli e del nostro pianeta. C’è più inquinamento nell’oceano di quanto ce ne sia nel cielo. Stiamo distruggendo l’intero ciclo vitale dei pesci. Tutti sono preoccupati degli aerei ma negli oceani le navi stanno scaricando tutto il loro olio e distruggendo l’ecosistema. Siate preoccupati e fate ciò che potete per l’ambiente. E trasmettetelo alle altre persone. Siate un esempio vivente: abbiate il coraggio di essere brave persone! Quindi fate festa! Ma non dimenticatevi di rimettere tutto in ordine!.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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